venerdì 22 febbraio 2008

Dai bronchi australi

Nota riguardo al fumo/non fumo (piu'), che Franz ha introdotto a seguito di ingiunzione del dottore, se ben capisco.
F nota che la diminuzione e' assai ardua, benche' Jacopo... Vero. Io sono arrivato qui che ne fumavo una trentina; ora ne fumo meno di dieci (a cose normali, che' nelle rare occasioni sociali passo il limite) e per far questo non debbo trattenermi.
Sono un' autorita' mondiale in fatto di dipendenze, avendo scherzato col fuoco delle piu' micidiali sul mercato, sorprendentemente senza lasciarci le penne. Con l'eroina la diminuzione era impossibile; con le sigarette e' avvenuta un po' da se', senza ch'io dovessi scatenare l'efficienza geometrica della mia ferrea volonta', e ne sono rimasto sorpreso.
Responsabile del bel regalo e' stata soprattutto la progressiva riduzione degli ambiti. A partir da subito non potevo piu' fumare al lavoro e dopo poco la mogliera spengeva l'ultima sigaretta informandomi - con un fil di fumo che ancora si alzava dal portacenere - che puzzavo. Anche la casa e' cosi' diventata off limits (per il fumo; a me, fetente come sono, per ora e' concesso l'accesso). Per finire, il bando al fumo nei locali pubblici diventava norma in NZ piu' o meno allo stesso tempo che in Italia.
Dopo aver inveito con la bava alla bocca contro questi rompi coglioni che non si fanno mai i cazzi loro e mi dicono anche di cosa devo morire, mi sono accorto che la cosa in realta' mi stava benone: finito con le sigarette che mi accorgevo di aver fumato senza nemmeno accorgermene mentre facevo altro; ora, se voglio farmene una, interrompo quello che sto facendo, mi alzo e vado fuori. Il risultato e' che la sigaretta e' diventata cosi' un vero stacco, con tanto di cambio di scenario.
Recentemene poi, mi sono accorto che lo stacco che mi basta e' assai breve e che la la sigaretta si fa via via meno gradevole, fino a diventare un raschio riarso. Cosi' spesso ne stacco via un pezzetto, riducendo la parte fumabile alla meta'. Alcuni dei pezzetti li tengo, per mischiarli con altre essenze che mi aiutano a combattere il tedium vitae.
All'inizio del mese sono stato in visita a Sydney ad accogliere fratello, cognata e cugini in arrivo dall' Italia, per scoprire con orrore che in Australia ogni pacchetto e' ornato a pieno formato non piu' con l'innocuo memento mori, ma con foto a colori di polmoni sanguinanti, occhi cancerosi, bambini malformati e altre amenita'. Mia cugina - una santa - mi ha comprato immediatamente un porta sigarette da sette per evitare al mio animo sensibile l'orribile visione, e in culo agli australiani e al loro discutibile senso dell' umorismo. Ora vediamo se ne ammazzo sette.
Ultimo beneficio extra inatteso, la casa ha smesso di puzzare; cosa di cui mi rendo conto anche io - fumatore - quando mi capita di entrare in una stanza dove qualcono ha fumato - magari la sera prima.
Concordo con Gherardo circa il subdolo legame con la gestualita': dopo le prime boccate fatte per curiosita' e salutare effrazione delle regole, credo di aver cominciato a fumare alle feste per timidezza, per darmi un' aria indaffarata col bicchiere in una mano e la sigaretta nell' altra e ancor' oggi, quando fumo una sigaretta, mi pare di star facendo qualcosa.

Vs.
Kurtz

("the horror; the horror")

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