venerdì 19 giugno 2009

Anch'io, come Albarosa,

se penso blandamente al '68 me lo ricordo come lei. Voti unici e cialtroni a sfare. Poi, però, mi sforzo di richiamare alla memoria un cerchio più ampio di fatti e di letture (ormai il '68 è "storia", ricercata e insegnata nell' accademia... pensate un pò). E non credo ci si possa limitare a queste rimembranze a corto tiro. Fu un grande evento globale, innanzitutto, che agiva in tutto l'Occidente e anche in Europa orientale. Avete mai notato che la maggior parte dei nostri coetanei occidentali sono molto simili a noi nei gusti e nei costumi? E non è vero, come dice Jacopo, che non cambiò il modo di ragionare della gente: lo cambiò molto. Però, lasciò inalterate molte "strutture", piuttosto, e in questo senso non fu una "rivoluzione". Fu una rivoluzione antropologica, forse: ma cambiò sicuramente la testa degli uomini e delle donne. Anche degli uomini, Albarosa. Tant'è che oggi vediamo, in certe classi d'età, anche giovanili, una chiara superiorità intellettuale delle donne. E' vero che molti maschi ottusi non se ne accorgono,però: hai ragione in questo.
Cominciò con i Beatles, finì con il Vietnam. Ricordiamoci che il Vietnam fu un enorme errore americano (non la regola dell'"imperialismo americano"). L'offensiva Vietcong del Tet fece, in Occidente, l'impressione della vittoria del Giappone sulla Russia nel 1905. Roberto e io, nella nostra ragazzaggine, scrivemmo alla Nazione" una lettera indignata perché ignorava questo fatto. Credo ancora che avessimo ragione.
In Italia fece un grande scalpore il libro di Don Milani. In Francia e in Italia il "movimento studentesco" coincise con un nuovo ciclo di lotte sindacali, anch'esse in parte sbagliate (egualitarismo salariale, come il voto unico): ma non si può sempre stare con il ditino alzato a fare la lezione a diversi milioni di persone che si muovono tutti insieme. Non mi pare, infine, che il '68 sia finito concentrandosi nel terrorismo. Come allude Jacopo, non ci sono stati solo tanti '68 individuali, ma anche collettivi. Mentre tanti uscivano dal PCI, il sottoscritto ci entrava. Bravo scemo, direte. Ma per me si trattò di alcunché del tutto coerente e razionale e non mi pento di ciò. Dal "movimento" non sarebbe venuto fuori niente di istituzionalmente duraturo. Il PCI contribuì a sconfiggere il terrorismo e a fare diverse riforme. Trovò anche il modo di dissentire dall'invasione di Praga. E nel 1975-76 arrivò a contestare il primato elettorale alla DC grazie al voto non dei criminali terroristi ma di tanta gente il cui modo di pensare cominciava a spostarsi verso le idee di giustizia sociale e di buongoverno della sinistra.
E poi, gli americani dovettere cedere al legittimo nazionalismo vietnamita. Nixon e Kissinger inventarono la politica statunitense per il futuro. E nel 1975, Helsinki chiuse la Seconda guerra mondiale, dopo cinque anni di Ostpolitik tedesca.

Insomma, non fu solo voto unico.

Quanto a Gherardo, lo lascio gioire per i meritati successi del centro-destra. Berlusconi è un grande politico di razza e Veronica Lario la sua impareggiabile collaboratrice. Sembrano la famiglia reale britannica al tempo di Diana (vicenda che ha risollevato le sorti della monarchia). Il centro-destra, inoltre, ha imparato perfettamente il "centralismo democratico". Non vola una mosca di dissenso: a parte Fini, che non si capisce se voglia fare le scarpe a Berlusconi per la Presidenza della Repubblica; oppure se, da quell'ascaro che è sempre stato, non si accontenti di una divisione del lavoro del tipo di quella che c'è tra Putin e Medcvedev.
A sinistra, credono che compattezza e disciplina siano handicap stalinisti. Da più di vent'anni, ad ogni elezione c'è un nuovo liberatore dell'Italia dalle sconcezze democristiane: prima il Pannella, poi i verdi, poi i rifondaroli che vogliono la mummia di Lenin in Italia, poi il giudice marsicano. Tutta gente che ha come nemico principale ... la sinistra stessa.
Infine, da tutta questa sciocca storia di veline berlusconiane(che io lascerei cadere il più presto possibile) bisognerebbe trarre ciò che ai buonisti di sinistra non verrà mai in mente di dire: e cioè che l'astuto ometto di Arcore prometteva a tutte posti di parlamentari. Caligola e il suo cavallo in Senato? Questo mi preoccupa: anche se non è, certo, la stessa cosa dell'aforisma del "bivacco per i miei manipoli".
Il progresso, insomma, esiste.

francescoB

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